La panchina

Panchina di quei
giorni andati.
Vaste vedute
su di un cosmo,
consumato da
sguardi rapiti.
L’amore non aveva voce,
l’amore non aveva parole.
C’era tutto in un
cuore di vetro,
diafano come la
giovinezza sa essere.
C’era il cielo,
la foresta incantata,
la grande vallata.
Quì l’inverno è lungo,
le frasche degli alberi
sono appena innevati;
restano le impronte
degli anni,
l’aureola di un
ricordo fuggente.
Quì l’inverno è lungo,
e il tempo
spoglia i tuoi rami;
hai soltanto aspettato,
dalle mani ferite è
volata via la giovinezza.
La panchina di
vernice scrostata,
muta nel silente battito
dell’aurora,
ti guarda e sorride.

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