Il “bullo”

 

 

 

Ogni volta che mi specchiavo, rivedevo il riflesso di una
ragazzina timida e goffa.
Il mio viso a “pois”, tinteggiato dai pennarelli colorati
dei miei compagni.
Provavo ancora l’orrore, di quelle unghia nella mia pelle.
Le risate beffarde e lo sgomento che mi dilaniava, domandandomi: “PERCHÉ?”
Dentro, il ricordo rivoltante tornava; l’amarezza di tutte
le vessazioni subite e la voglia di fuggire da un incubo incessante.
Quando tornavo a casa, i miei silenzi erano macigni e tutto si celava tra malinconici sorrisi osteggiati dalla paura.
Con il tempo, lo specchio non m’incuteva più terrore.
Ero riuscita brillantemente a laurearmi e l’aspetto, decisamente era cambiato.
Avevo accettato per un breve periodo, un lavoro part time,
presso uno studio legale.
Speravo, di lì a poco, di essere assunta da una grande società straniera.
Certo, all’estero la mia laurea in biologia, mi avrebbe dato la possibilità di approfondire ciò che avevo studiato e lavorare in un ambito a me, congeniale.
La vita comunque, ha un disegno prestabilito. Questo mi venne in mente, quando Luca, apparve sulla soglia della porta.
Bello e sfrontato come ai tempi della scuola.
“L’aguzzino” non mi riconobbe. Dividere con lui, anche poche ore, divenne un tormento.
Il passato, tornava ad infliggermi con il suo nerbo di fuoco.
Con il passare dei giorni, cercavo di metabolizzare i tristi momenti della mia preadolescenza,ciò, mi diede il coraggio di andare avanti e soffocare la mia inquietudine.
Luca, aveva intrapreso una brillante carriera, la sua autostima mi nutriva di rabbia.
Avevo intuito di piacergli molto ma, non avevo considerato la sua testardaggine, la sua corte divenne asfissiante.
Nella mia povera testa, le idee si susseguivano, i dubbi… no, non dovevo soccombere!
Finalmente, il fato accorreva in mio aiuto: ero stata assunta in una grande società biotecnica ad Amburgo.
Tutto finiva lì, questa occasione giungeva a ripagarmi di
tutti i sacrifici e le frustrazioni passate.
Ecco: “L’idea… vendicarmi?… Forse!”
Quel giorno ero sola allo studio, Luca, aveva avuto un contrattempo. Il momento era propizio. La mia mano repentina, fece scivolare tra le sue carte la nostra foto scolastica. Sul retro, una dedica era dovuta: “Addio!… Giuliana”.
Non so se ciò era giusto, dovevo comunque, accettare quella piccola rivincita che la vita mi offriva.
Ormai, mi sentivo libera, felice. I fantasmi del passato si erano dissolti.
L’alba appariva più luminosa che mai.
Un aereo mi aspettava per condurmi verso il futuro.

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