A Giacomo

Questa sera ho annullato le voci e sono rimasta qui, a contemplare il dolce declino del giorno.
Ho qui davanti un foglio bianco ed ho pensato di scriverti una lettera:

“Ciao Giacomo, ė da tanto ormai che non ci sentiamo, da quei tempi lontani dove dietro ad una finestra scorgevo il buio ed un interminabile deserto.
Tu mi addolcivi il cuore, mi dipingevi splendidi scenari di vecchi e nostalgici paesi, di verdi vallate e fiumi limpidi e incontaminati.
Quante volte, e qui sorrido, desideravo essere la “Silvia” che decantavi tanto.
Ora mi chiedo, se in un mondo parallelo continui a frequentare quell’antica pasticceria e a rimpinzarti di quei dolcetti che gustavi tanto; se ancora, nelle serate d’inverno, hai sulle gambe il tepore del tuo scaldino.
Vecchi tempi! Anch’io sono un po’ cambiata.
Il tempo è un’ottimo scultore, ma lì, sino al cuore, non può arrivare perché la propria concezione della vita rimane tale.
Ora devo andare, forse un giorno verrò a trovarti, a visitare il tuo ermo colle ed a cogliere a piene mani la tua dottrina.
Grazie maestro… mi sei mancato tanto.”

ANNA MARIA

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